Fondi Ue, ecco la strategia della giunta: 4 aree di interventi, dalle pmi alla lotta contro la povertà

Varato il documento con il quale si spiega dove spendere i soldi della programmazione europea 2014-2020: «Concentrare le risorse dove si può fare il salto di qualità»

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Fondi Ue, ecco la strategia della giunta: 4 aree di interventi, dalle pmi alla lotta contro la povertà

AL VIA LA NUOVA PROGRAMMAZIONE COMUNITARIA
di Daniele Bovi

Twitter @DanieleBovi

E’ racchiuso in 54 pagine un pezzo del futuro prossimo dell’Umbria. Pagine in cui vengono delineate le priorità programmatiche da sviluppare per il sistema produttivo e sociale e gli indirizzi strategici lungo i quali confluiranno i soldi della programmazione europea 2014-2020. Pre-adottato pochi giorni fa dalla giunta di palazzo Donini, il «Quaderno strategico regionale 2014-2020» verrà discusso nei prossimi giorni insieme alle parti sociali ed è uno dei documenti più importanti di questa legislatura. Al suo interno infatti, in vista del documento finale, sono messe nero su bianco le azioni che l’esecutivo vuole intraprendere, finanziate dai soldi che arrivano dall’Europa, per lo sviluppo dell’Umbria. Parola d’ordine, così come impongono i nuovi regolamenti europei, è la concentrazione delle risorse su un numero limitato di priorità; concentrazione che non è solo finanziaria ma anche tematica e territoriale. Niente più interventi a pioggia che si disperdono lungo mille rivoli quindi e una definizione degli obiettivi che sia «circostanziata e percepibile».

I soldi Soldi sui quali la Regione, come ha spiegato in più occasioni la presidente Marini, conta molto specialmente in tempi di tagli e ristrettezze finanziarie. Una possibilità che i territori devono essere pronti a saper sfruttare. La ripartizione dei nuovi fondi deve ancora essere fatta ma, per capire l’ordine di grandezza, all’Umbria nel settennato che si sta per chiudere è toccato un miliardo e 578 milioni di euro. Tanto per dare un’idea, è come se si potessero «stornare» tutti i soldi assorbiti in un anno dalla sanità umbra e «spalmarli» nei prossimi sette anni sulle quattro aree di intervento individuate. In ossequio all’obbligo di concentrazione, i Paesi dovranno programmare seguendo queste percentuali: l’80% del Fondo per lo sviluppo regionale andrà per efficienza energetica, energie rinnovabili, ricerca, innovazione e competitività delle pmi; l’80% del Fondo sociale invece sarà destinato a occupazione, inclusione e lotta alla povertà (una novità), sviluppo delle competenze e dell’istruzione, più efficienza della pubblica amministrazione. Infine, i soldi per l’agricoltura serviranno per sicurezza alimentare, tutela delle risorse naturali e così via.

Le 4 grandi aree Con questo quadro di regole di fronte palazzo Donini ha scelto quattro grandi aree di intervento sulle quali concentrare le risorse: specializzazione e innovazione del sistema produttivo, tutela del territorio, promozione delle «politiche inclusive» (da quelle per il lavoro al contrasto della povertà), rafforzamento del capitale umano. Su questi terreni si è deciso di giocare il futuro dell’Umbria e del suo assetto produttivo e sociale. Una scelta che parte da una lunga analisi (oggetto di un prossimo articolo di Umbria24) che riguarda la «vecchia» fase di programmazione che si chiuderà quest’anno e i punti di forza e di debolezza dell’Umbria. Un’Umbria che «tiene», a volte con dai anche migliori della media nazionale, sul fronte della coesione sociale e dell’istruzione e che «insegue» su sviluppo e innovazione. In sintesi, una «situazione insoddisfacente e foriera di rischi». Per correggerla «serve uno sforzo particolare di miglioramento – è detto nel documento – sugli obiettivi e sugli strumenti per raggiungerli» e un mix adeguato di politiche per far crescere le “punte di freccia”» che ci sono in Umbria. «Un cambio di passo necessario «anche nella distribuzione delle risorse».

Nicchie e reti Ogni grande area di intervento si traduce in un lungo elenco di azioni. «Strategie multisettoriali e integrate» sono previste per la specializzazione del sistema produttivo, una specializzazione che dovrà essere anche territoriale e all’insegna della valorizzazione delle competenze. In campo agricolo, una distinzione netta andrà fatta, anche per i conseguenti aiuti e politiche di sostegno, tra quelle che sono realmente imprese e quelle che non lo sono. Manifattura e turismo dovranno essere sostenute con azioni che hanno come scopo il fare massa critica, cercando poi quelle «nicchie di qualità» che per l’Umbria possono essere una risorsa. Ulteriore impulso andrà dato allo sviluppo delle reti di impresa focalizzate sulle eccellenze produttive. Al centro dell’attenzione ovviamente le piccole imprese industriali e artigiane, oltre al sostegno agli spin-off e alla creazione distart-up.

Infrastrutture e credito Un capitolo è dedicato al potenziamento delle infrastrutture, con ad esempio l’obiettivo del miglioramento della fruibilità delle aree industriali anche attraverso il servizio di banda larga e il cloud computing. Fondi rotativi, di garanzia e altri «strumenti innovativi di ingegneria finanziaria» serviranno per favorire l’accesso al credito mentre politiche mirate (come le riconversioni) saranno disegnate per aiutare quelle aree più colpite dalla crisi (decise prima, in fase di programmazione). Largo spazio è dedicato al tema dell’internazionalizzazione, uno dei punti di debolezza dell’Umbria da migliorare anche con incentivi ai progetti di collaborazione internazionale. Per competere sui mercati esteri c’è bisogno però anche di competenze adeguate, da ottenere attraverso il finanziamento di tirocini, incentivi per l’assunzione di ricercatori e lavoratori ad alto tasso di specializzazione, potenziamento dell’istruzione tecnica, borse e tirocini all’estero. Nel complesso, tutti interventi pensati per quei settori ad alta potenzialità di mercato, con particolare attenzione allagreen economy.

Territorio e povertà La tutela del territorio si tradurrà, almeno nelle intenzioni, con un pacchetto di misure mirate alla riduzione di consumi e sprechi, alla produzione di energia da fonti rinnovabili e a mezzi di trasporto pubblico «puliti». La strada sembra tracciata anche per quanto riguarda il patrimonio culturale, con una «strategia integrata» che porterà ad uno sviluppo delle «forme di relazione tra pubblico e privato». Come riferito giorni fa dalla presidente Marini, una novità della nuova programmazione riguarderà anche la lotta alla povertà intesa, par di capire leggendo il documento, non tanto come sola e semplice assistenza economica. La parola chiave è anche qui «integrazione», con progetti personalizzati di vera «presa in carico» delle famiglie che andranno dal semplice pasto fino alla formazione e all’inserimento lavorativo. Anche qui poi, lo sguardo è rivolto al privato sia in termini di sinergie che di sostegno alle «start-up sociali».

Giovani e digital divide I giovani saranno inoltre il «target prioritario» delle politiche per «rafforzare il capitale umano». In programma c’è un più ampio sostegno del diritto allo studio, lo sviluppo delle competenze digitali, il passaggio dalla semplice formazione a quello che viene chiamato «apprendimento permanente». Decisive, per abbassare il tasso di disoccupazione, saranno politiche del lavoro in grado di incrociare meglio domanda e offerta. Ultimo, non per ordine di importanza, il tema del digital divide per abbattere il quale le linee di intervento sono, continuando lungo un percorso già battuto in questi anni, due: continuare a diffondere la banda larga e migliorare le competenze digitali degli umbri. Il documento, come detto, andrà sostanziato attraverso la ripartizione dei fondi che sarà fatta nelle prossime settimane (il 15 luglio probabilmente ci sarà una proposta per il settore pesca): all’Italia, stando alle stime più attendibili, dovrebbero arrivare 29,7 miliardi di euro, qualcosa in più rispetto alla precedente programmazione. Venti di questi andranno alle regioni «meno sviluppate».

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